Catechesi

IN OCCASIONE DELLA QUARESIMA…….

    alle ore 21.30 dei giorni di MARTEDI’ 12 – 19 – 26  Marzo e 2     ApriGenitori e figli1le ci             ritroveremo ospitati dalla Famiglia di Carla e Carlo Bruschetti  per una riflessione comune sui Vangeli Domenicali. L’incontro è aperto a tutti.

A TUTTE LE FAMIGLIE CHE HANNO BAMBINI E RAGAZZI IN ETA ELEMENTARE E MEDIA

Troppi ragazzi saltano il catechismo e la Messa per fare sport.Catechismo2

Un problema che si riscontra maggiormente oggi in campo cattolico è la poca conoscenza della nostra fede cristiana. Poca conoscenza che non è determinata dalla mancanza di sussidi o di occasioni quanto piuttosto dalla pigrizia di leggere o di aggiornarsi. Favorire, far crescere, sviluppare la vita cristiana è un dovere di tutti verso noi stessi, verso gli altri, ed è un dovere degli adulti/genitori nei confronti dei propri figli. Purtroppo c’è un vuoto  educativo anche nei confronti dei ragazzi: a differenza di una volta i genitori di oggi non comunicano più la fede ai loro figli.

E’ già da tre o quattro anni che il sottoscritto ed i Catechisti abbiamo notato un vistoso calo di presenze agli incontri parrocchiali di Catechismo. Queste assenze non dipendono da un calo delle nascite, ma da un disinteresse generale nei confronti della fede e da una disaffezione nei confronti della pratica cristiana. Accanto a questa disaffezione sono nate, però, molte affezioni, tante proposte  piacevoli, accattivanti: per i ragazzi c’è il corso di inglese, di chitarra, di danza, di tennis, di nuoto ma soprattutto ci sono gli allenamenti e le partite; il mese di Giugno è occupato dai tanti tornei che le varie Società sportive mettono in essere.

Ogni anno in più che passa, è cresciuta l’abitudine ad organizzare il Sabato pomeriggio o la Domenica mattina gare, allenamenti, tornei sportivi in tutti i settori e per tutte le età, impegnando i ragazzi il Sabato e la Domenica la mattina e il pomeriggio.

Nessuno contesta le aspirazioni umane al riposo personale e familiare, l’evasione dallo stress degli impegni quotidiani, oppure il fare spazio a qualche passione o hobbie personale( una volta non c’erano tue queste attività o non si poteva….).

Anzi, è lodevole l’impegno di tanti adulti nell’animazione delle attività sportive.

Ma genitori e adulti ci dobbiamo rendere conto che non ci deve essere solo l’attenzione al fisico, al corpo; dobbiamo favorire la crescita anche della mente, del cuore. Non si può parlare di educazione quando curiamo solo un aspetto e trascuriamo o roviniamo altri aspetti, addirittura più importanti e fondamentali, come quando, per una educazione sportiva, i ragazzi vengono distolti dalla istruzione e dalla pratica religiosa.

Dicevo nell’articolo sul Notiziario che il Catechismo non serve per insegnare a dei ragazzi ad aprire la bocca quando si riceve la Comunione, né ad offrire la fronte perché il Vescovo la unga bene ma non ci sporchi la giacchetta. Il catechismo vuole insegnarci piano piano a vivere da cristiani, vuole aiutarci a scegliere  Gesù come punto di riferimento per la nostra vita, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia.

“Ma queste cose si sanno, non c’è bisogno di sentircele ripetere…….”. Anche nella vita quotidiana sappiamo tante cose, ma abbiamo bisogno di sentircele ripetere…..per migliorare la nostra professionalità ci sacrifichiamo e partecipiamo a dei corsi di aggiornamento lontani da casa…...

Se i vostri figli  mancano da scuola per qualche mese a causa di una salute precaria, non vengono ammessi alla Classe successiva. Perdono l’anno e nessuno protesta. Mentre se non partecipano al Catechismo e alla Messa Domenicale, ci si sente in dovere di presentarci al Parroco e dirgli che il proprio figlio quest’anno deve fare la Cresima o la Comunione:” ohhhhh quante storie, già c’è poca fede, se poi inventate tutti questi ostacoli, siete voi che allontanate la gente dalla Chiesa”.

Le famiglie sanno offrire un clima dove si respira aria cristiana? Con il Battesimo che avete dato ai vostri figli, voi avete messo la prima pietra per una vita cristiana e vi siete impegnati ad aiutare i vostri figli alla costruzione di questo edificio. Ma se siete assenti quella pietra rimarrà un rudere.

 Da parte di alcuni genitori mi sono venute anche delle richieste:

  1. Perché il Catechismo non si fa il Sabato mattina?

            Perché molti ragazzi continuano ad essere impegnati a scuola anche il Sabato mattina; perché alcuni              Catechisti studiano o lavorano; perché alcune catechiste sono donne e mamme mamme……Io, ad              esempio lo faccio il Sabato mattina ma sono presenti soltanto 4 ragazzi su 17.

  1. Perché non è fatto da persone mature di 40/50 anni?

            Per i Catechisti io non metto nessun limite di età; ma sono questi giovani o queste donne che mi                    hanno dato la loro disponibilità e li ringrazio. Sono giovani e come catechisti giovani sanno                                affascinare di più i ragazzi. Se c’è qualche persona che vuole fare il Catechista si faccia avanti.

  1. Perché non la Domenica, così prenderebbero anche la Messa

            Io mi sono sempre rifiutato di fare il Catechismo la Domenica

                  * fare il Catechismo la Domenica mattina vuol dire costringere i ragazzi di stare fermi dalle 9/10 a                          12.15

                  * perché vuol dire costringere i genitori ( quando hanno pensato di andare a fare una gita con la                              propria famiglia) ad insegnare ai propri figli a dire bugie                                           

A conclusione di tutto questo discorso e dopo aver sentito i miei Catechisti, per la serietà che dobbiamo mettere tutti quanti nel vivere la nostra fede, ma anche per scuotere dall’indolenza molti, ho preso questa decisione: da SABATO 26 GENNAIO 2019 non saranno ammessi ai Sacramenti quanti non parteciperanno al Catechismo Parrocchiale e alla Messa festiva.

            Non le loro parole ma i loro comportamenti dicono chiaramente che il Signore è l’ultima ruota del carro, del Signore ne possiamo fare tranquillamente a meno, si vive lo stesso; dicono chiaramente che il Signore e la sua parola sono l’ultima preoccupazione della vita, prima c’è tutto il resto.

 Diamoci da fare per conoscere meglio la nostra fede. E’ soltanto conoscendola che diventeremo orgogliosi di essa, orgogliosi di appartenere a questa Comunità cristiana, ma orgogliosi soprattutto di avere come Lieder Lui: Gesù Cristo.

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Domenica 7 Ottobre 2018 con la Messa delle ore 11 si dà inizio al Catechismo Parrocchiale, che va dalla II° Elementare fino alla III° Media

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PRESENZE E ASSENZE AL CATECHISMO……..

Cari Genitori,

E’ iniziato il catechismo da tre mesi, e devo farvi presente con dispiacere che la presenza dei ragazzi a questi incontri lasciata tanto a desiderare. Avevo constatato il calo già anno scorso,ma eravamo a Pasqua, e io decisi, allora, di chiudere l’anno catechistico un po prima sperando che l’anno 18/19 sarebbe andato meglio.

Niente da fare! Abbiamo iniziato il catechismo con metà ragazzi. E se il Sabato piange, non è che la Domenica ride. Addirittura moltissimi di quelli che sono presenti il Sabato, mancano alla Messa Domenicale.

Conosco le obiezioni  che, prontamente, voi genitori mi indirizzate: sono impegnati con gli allenamenti…..sono impegnati con le partite……sono impegnati con il tennis, la danza, l’inglese, la neve….SONO IMPEGNATI!!!

          . Il Catechismo è un corso di riflessioni che ci accompagnano lungo gli anni della nostra crescita per aiutarci a diventare cristiani, per  insegnarci a vivere oggi da Cristiani. Diventare e vivere da cristiani è di più che compiere dei riti religiosi occasionali, è di più che mettersi un crocifisso all’orecchio o la corona del rosario al collo, è di più che comportarsi moralmente bene. Vivere da Cristiani è scegliere Gesù come punto di riferimento e amarlo perché siamo convinti che solo Lui ci insegna a camminare bene, a diventare più umani. E voi genitori mi incalzate: ma noi lo sappiamo cosa vuol dire essere cristiani…..; lo sappiamo bene cosa è peccato e cosa non è peccato per la Chiesa; non basta?…….

Voi adulti, ai vostri figli continuate a ripetere i soliti avvertimenti fino allo sfinimento. Per quanto riguarda la fede, invece, ci accontentiamo di vecchi ricordi, di poche cose ascoltate tanti anni fa. E’ vero che ci sono dei ragazzi che loro stessi decidono di non ricevere qualche Sacramento. E’ evidente che se per due genitori la fede, e di conseguenza il catechismo, hanno poca importanza rispetto ad altri impegni, non faranno niente per convincere del contrario i loro figli ( non possono farlo per coerenza con sé stessi……) e saranno loro stessi i primi ad acconsentire e favorire altre scelte giustificando l’assenza dei loro figli e dicendo” se hai voglia, la farai quando sarai più grande…..”. Questo è scaricarsi delle proprie responsabilità. Purtroppo, con dispiacere, dobbiamo riconoscere il fatto che, oggi, si è interrotta la trasmissione della fede tra genitori e figli: i genitori di oggi anche se mandano i figli al catechismo o li portano in Chiesa per la Messa non trasmettono più la fede ai loro figli. Volete una prova? I ragazzi che vengono al catechismo non sanno farsi neppure il segno di croce e non conoscono nessuna preghiera.

Voglio ricordare a tutti che a San Giovanni il Catechismo inizia in II° Elementare e termina con la III° Media

Termina il Catechismo, ma non termina mai, però, la fedeltà alla vita cristiana.

Termino qui, sperando che questa mia lettera abbia fatto riflettere alcuni genitori sulla loro responsabilità nella vita cristiana dei figli.

CATECHISMO E SPORT , l’uno non esclude l’altro

Con l’arrivo di settembre (e dell’autunno) riprendono le attività quotidiane.fullsizeoutput_27c7

Inizia la scuola e si ripropongono anche gli impegni della settimana come la piscina, il calcio o la danza, la musica…. Riprendono anche le attività e gli impegni parrocchiali come il catechismo: attività che culmina nell’impegno domenicale della messa, incontro con Gesù.

Così per molte famiglie inizia un vero e proprio “gioco ad incastro” per far coincidere gli impegni dei figli, il lavoro e la scuola. Questo “gioco ad incastro” possiamo cercare di farlo tornare secondo quelle che sono le nostre esigenze e comodità oppure possiamo tentare di attribuire delle priorità.

La scuola è una priorità indiscussa per i nostri figli e per questo occupa buona parte della giornata, così come i compiti che i bambini svolgono durante il pomeriggio.

Ed ecco che si arriva all’argomento sport. Fin da piccoli fare attività fisica è un aspetto importante per i bambini perché permette di fare nuove amicizie, di stare in gruppo, imparare regole e discipline. Fare sport, lo dicono ì medici, è salutare. Aggiungo io per quello che riguarda la mia esperienza in famiglia, fare sport è una passione.

Ma come conciliare tutto, tenendo conto di ciò che è importante per noi adulti e salvaguardando al tempo stesso ciò che lo è per i nostri figli? In questo quadro il catechismo, la frequenza alle attività parrocchiali e persino la Messa domenicale diventano talvolta un impiccio, un ostacolo e vengono relegati a saltuarie apparizioni.

Chi dei nostri figli, tra un’esibizione di danza e la partecipazione alla Santa Messa sceglierebbe quest’ultima? O tra un gratificante allenamento di calcio e un’ora di catechismo sceglierebbe il catechismo? I bambini ricercano il proprio divertimento, l’interesse che li fa stare bene, lo svago… Ma se lasciamo decidere esclusivamente a loro, le aule di catechismo rischierebbero di restare vuote… Il ruolo dei genitori è fondamentale in questa conciliazione tra ciò che è importante per i nostri figli e per noi e ciò che è bene per loro e per la loro crescita.

Infatti, come è importante l’attività fisica per lo sviluppo psicomotorio dei nostri figli, altrettanto è importante che i figli crescano nella spiritualità, nella consapevolezza che hanno una coscienza che deve guidarli nelle scelte presenti e future, nella urgenza di dotarli di strumenti affinché sappiano riconoscere il bene e allontanare le esperienze per loro negative.

Ogni impegno che i nostri figli si prendono (sia esso la scuola, l’allenamento dello sport preferito, la lezione di musica o di inglese, il cammino del catechismo verso i sacramenti) deve essere incoraggiato da parte di noi genitori che siamo chiamati ad insegnare a loro la coerenza e la bontà di rispettare gli impegni presi. Non possiamo iscrivere i nostri figli a catechismo e poi non accompagnarli alla messa oppure non chiedergli mai che cosa hanno imparato durante l’incontro; non possiamo iscrivere i nostri figli a calcio senza mai andarli a vedere giocare esultando insieme a loro per un gol fatto; non possiamo iscrivere i nostri figli a musica ed essere poi incuranti del saggio di fine anno. È una questione di coerenza e di impegno.

Scrivo questi pensieri, ma è come se avessi davanti i miei figli: se diciamo loro che Gesù entra nella loro vita, allora dobbiamo credere che Gesù entra anche nelle scuole, negli allenamenti  e negli impegni quotidiani che hanno. E quello che vorrei sottolineare è che l’uno non esclude l’altro, cioè l’andare in parrocchia per un’attività, non esclude dell’andare in piscina o a calcio.

Il problema è quello di conciliare gli impegni. Facciamo capire ai nostri figli che ogni impegno è degno di essere onorato.

Un piccolo suggerimento: se lo sport e il catechismo hanno lo stesso orario, spieghiamo loro che siamo consapevoli che per loro è più bello e meno faticoso andare a fare lo sport rispetto all’incontro, ma al tempo stesso cerchiamo di far capire che anche il catechismo è un impegno della loro vita e che ha dignità di essere rispettato. Magari, parlando prima con il catechista, possiamo trovare una soluzione. I nostri figli impareranno da noi il valore del dialogo ma soprattutto impareranno il difficile mestiere della rinuncia anche di ciò che ci piace per un fine superiore che è il loro bene.

    COSA IMPARA MIO FIGLIO AL CATECHISMO?

Al di là della conoscenza dei contenuti della fede

È facile conoscere i contenuti del catechismo: basta sfogliare uno dei catechismi che usano i ragazzi. Ma non è altrettanto semplice dire che cosa un bambino impara realmente durante questi incGiovani30ontri a cui partecipa. Perché dipende da tante cose: dall’interesse del bambino e della sua famiglia, dalla preparazione e abilità del catechista, dalle metodologie impiegate, dal clima di gruppo e dal numero dei ragazzi coinvolti…

L’obiettivo è pensare in modo cristiano

Negli ultimi anni, poi, sempre più spesso i catechisti si trovano a confrontarsi con bambini che provengono da situazioni tra loro diversissime. Molti, pur chiedendo di partecipare al cammino di iniziazione cristiana, sono completamente digiuni di esperienza e privi di conoscenze in ambito religioso. In questa estrema varietà emerge però un principio chiaro, che i vescovi hanno ribadito negli ultimi Orientamenti per la catechesi, e che costituisce lo scopo ultimo di ogni azione catechistica: guidare bambini e ragazzi, con la parola e la testimonianza, affinché imparino a «pensare secondo Cristo e pensare Cristo attraverso tutte le cose».

Imparano a porsi domande

Non è facile trasmettere oggi tutta la ricchezza dei contenuti del cristianesimo, e per questo i catechisti si sforzano di trasmettere una mentalità, un modo di vivere le proprie esperienze, lo stile cristiano. E lo stile cristiano viene mediato, in primo luogo, attraverso domande come queste: «Che cosa farebbe Gesù in questa situazione?»; «Che cosa pensi che direbbe Gesù adesso?». Pensare secondo Cristo infatti significa leggere il reale attraverso il Vangelo.

Pensare secondo Cristo attraverso tutte le cose, invece, significa scoprire quanto di cristiano c’è nei gesti di ogni giorno, e correggere ciò che cristiano non è. Quanto di cristiano c’è, p. es., in un genitore che si sacrifica per un figlio? E quanto di cristiano bisogna ancora introdurre in chi rovina, sporca o distrugge le cose comuni?

Sapere che i propri figli imparano a farsi domande come queste mi pare un motivo più che valido per accompagnarli nel cammino catechistico.

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LA FAMIGLIA soggetto essenziale della iniziazione dei ragazzi alla fede

Se riandiamo con i ricordi all’epoca della nostra infanzia e prima adolescenza riconosciamo che i primi catechisti sono stati i nostri genitori, le zie e i nonni. E’ da loro e con loro che abbiamo imparato a conoscere Gesù, che abbiamo imparato a pregare, che abbiamo impaGenitori e figli2rato a vivere la bellezza della vita cristiana.

Le Suore, il Parroco erano certamente importanti nell’educazione cristiana dei ragazzi, ma sicuramente l’influenza dei nostri genitori, il rapporto affettivo che ci legava a loro, la consuetudine quotidiana di vita con loro, la testimonianza della loro vita, questo era il primo insegnamento, il più incisivo e determinante nei nostri confronti. Noi abbiamo imparato ad amare non perché qualcuno ci ha fatto un corso sull’amore, ma perché abbiamo visto, sperimentato la bellezza dell’amore nella nostra famiglia.

Si dice sempre che i ragazzi sono «spugne», che assorbono per osmosi ciò che vivono e amano i genitori, siamo soliti ripetere che i bambini imparano per imitazione. Voglio fare degli esempi che evidenziano questa presenza educativa dei genitori nella vita dei propri figli. Sano esempi molto semplici, che rispecchiano la vita quotidiana di una famiglia.

Quando un genitore vuole iniziare alla gratitudine i suoi figli, non si limita a invitare a dire “grazie” al momento giusto, ma suggerisce il gesto opportuno, mostra egli stesso per primo il sorriso con cui si riceve qualcosa di gradito, invita a non strappare con prepotenza le cose di mano al fratellino che non sa difendersi.

Quando un Papà vuole introdurre al perdono, invita certamente a chiedere scusa, ma non si accontenta dell’espressione verbale a denti stretti. Chiede che ci si dia la mano, che ci si abbracci, che si giochi insieme condividendo quel giocattolo, che era stato causa del litigio.

Quando una mamma insegna a pregare, non si limita a ripetere le formule: prega con lo sguardo, con le mani, con il sorriso, con i gesti, con una pausa di silenzio.

Questi piccoli esempi e molti altri che possiamo ricavare dalla nostra esperienza quotidiana, ci confermano ( come dice Papa Francesco ) che le occasioni per introdurre i nostri ragazzi al BELLO, al BUONO, al VERO della vita, sono tanti e tante sono le attitudini che possiamo mettere in gioco: la mente, il cuore, i sensi, la parola.

Sappiamo anche quanto è difficile, oggi, essere aperti a questi valori e conosciamo tutta la fatica per viverli e trasmetterli. Ma nello stesso tempo, costatiamo quanto questi valori sono presenti nel cuore e nel desiderio dei nostri ragazzi, basterebbero solo alcune attenzioni educative da parte nostra ( educatori, catechisti, genitori ) per farli emergere nel vissuto di ogni giorno.

Forse abbiamo bisogno di credere di più, di aumentare la nostra fede e vivere una vita spirituale più approfondita.

 Oggi come oggi non possiamo dire che manchino le occasioni per approfondire la nostra fede. Forse dobbiamo ammettere che manca un po’ più di coraggio e di Buona Volontà per partecipare.

L’atteggiamento peggiore sarebbe l’indifferenza e questo sarebbe un male grave, perché ci meriteremmo ciò che si legge nel libro dell’Apocalisse riguardo la Chiesa di Laodicea. Possiamo anche riflettere personalmente su questo, ma quello che vale di più è partecipare ai vari incontri programmati dalla Parrocchia.

Ma le famiglie di oggi non sono sempre questa presenza idilliaca. La crisi familiare non solo ha messo in forse il rapporto uomo/donna ma anche il rapporto educativo genitori/figli facendo mancare loro quei punti di riferimento che venivano dalla fede.

La catechesi è un cammino che i ragazzi devono fare insieme con i loro genitori. Se i ragazzi percepiscono che il catechismo, e più in generale la fede, è una cosa importante solo per loro, ma non per i genitori, allora concludono che non è importante nemmeno per loro. Se il catechismo è per la vita, e non solo per le scadenze sacramentali, i genitori che affiancano i loro figli in tutta la loro vita sono loro i primi che devono aiutare i loro figli a tradurre nelle vicende quotidiane l’esperienza di Gesù presente e vivo. Inevitabilmente il catechismo parrocchiale si limita a un tempo circoscritto durante la settimana, ma i genitori condividono in qualche modo con i loro figli tutti gli aspetti della loro giornata: scuola, tempo libero, amicizie, attività sportive, culturali, sociali ecc. In questo senso l’educazione cristiana ad opera dei genitori è preziosa proprio perché essi possono educare al senso cristiano della vita, di tutta la vita, stimolando i ragazzi ad affrontare tutte le loro esperienze alla luce di quell’incontro con Gesù che offre il significato pieno e definitivo della vita, che offre l’unica risposta vera e risolutrice al nostro bisogno di felicità.

In questa indifferenza generale nei confronti della fede la famiglia è tentata di “delegare”. Si delega agli insegnanti, alla scuola la cultura come si delega alla parrocchia l’educazione religiosa

Si affida cioè l’educazione dei figli ad altre agenzie educative perché, o non ci si sente all’altezza, o specialmente per certi temi, quali l’educazione sessuale, non ci si considera preparati o, come per l’educazione religiosa, ci si sente incompetenti. Ecco, avallare con il nostro atteggiamento questo orientamento sarebbe favorire una pericolosissima deresponsabilizzazione.

Un’altra cosa da evitare è quella di subire passivamente la domanda di catechismo da parte della famiglia. Talvolta la richiesta dei genitori è motivata dalla consuetudine, da una sorta di adempimento sociale, di scadenza burocratica, per cui a una certa età bisogna fare la prima comunione o la cresima. Anche questo atteggiamento dei genitori è un modo per deprezzare l’importanza della fede agli occhi dei bimbi.

 Ci sono alcuni genitori che non contestano affatto la Chiesa, che sono disposti a eseguire tutte le nostre richieste e a sottostare a tutte le nostre condizioni, ma non hanno capito il significato vero della proposta che facciamo con il catechismo. Mi ricordo sempre che quando ero giovane, nella parrocchia in cui mi trovavo, una mamma mi disse: «Certo che il mio figliuolo deve fare il catechismo per la cresima, perché se no oggi o domani, quando vorrà sposare come potrà fare»? Evidentemente per quella signora la cresima era un certificato e il catechismo lo strumento per ottenerlo.

Un errore, infine, che capita non di rado e che forse hai potuto verificare anche tu, è quello di alcuni genitori che autorizzano per i loro figli, tutto, catechismo, Messa la domenica, frequentazione della parrocchia, ma senza alcun segno, anche minimo, da parte loro, di partecipazione alla vita della comunità cristiana. Si tratta di un segnale contraddittorio per i figli.

Da una parte si consente il percorso di formazione alla vita di fede e dall’altra si sconfessa con la vita e l’esempio il valore del percorso che pur si offre ai propri figli. Il ragazzo registra così una dicotomia che col tempo si rivelerà estremamente negativa per la sua crescita e per il suo equilibrio.

Se parrocchia e famiglia sono due comunità educanti possono e devono camminare insieme.

Tutto ciò che so, l’ho imparato dall’amore (Tolstoj )