Catechismo spicciolo

I° Incontro

CHE SENSO HA LA MIA VITA?

             CHI SONO IO?………….voglia di bucare il cielo…CROCE DEL CASTELLARE (38)

Quando nella nostra vita fila tutto liscio, il fatto di essere tutti presi dalle nostre esigenze/soddisfazioni ci porta  a non porci tanti interrogativi. Ci sembra che ci manchi il tempo per fare quelle cose che ci attirano di più. Alcune le confiniamo a quando andremo in pensione. Ma ci arriveremo alla pensione? Forse un po decrepiti, se il lavoro non ci ha consumato prima. Ma non sempre fila tutto liscio; via via troviamo qualche intoppo che ci costringe a farci delle domande.

  • « Giacomo ha lavorato duramente per tutta la vita. Era appena andato in pensione e non vedevamo l’ora di goderne insieme: ora è morto. Che senso ha tutto questo?».

  • «Abbiamo messo al mondo questo ragazzo. Fa a modo suo, non dice mai grazie: ora è nei guai con la polizia. Che senso ha tutto questo? ».

  • «Sono stato sposato due anni. Risparmiavamo per comperare una casa tutta nostra. Pensavo che tutto fosse bello: ora mia moglie se n’è andata con un altro. Che senso ha tutto questo? ».

  • « Mi sono impegnato molto a scuola, ho preso il diploma e ora non riesco a trovare lavoro. Che senso ha tutto questo? ».

  • «Sono passati otto anni prima che potessimo avere un figlio, e ora la nostra bambina ha un tumore. Che senso ha tutto questo? ».

  • «Da come vanno le cose, viviamo tutti sotto la minaccia di una distruzione totale.  Che senso ha tutto questo? ».

  • «Vado a lavorare, torno a casa, mangio, dormo, ritorno a lavorare. La vita è un’unica monotona seccatura. Che senso ha tutto questo?».

Basta che prendiamo qualche solenne schiaffone dalla vita che prima o poi ci troviamo costretti a dover affrontare e rispondere alle grandi domande: che senso ha tutto questo? perché continuare a vivere? Perché la presenza del male? Qual è l’origine e il significato del dolore e della morte? Ma chi sono io?

Ci diamo da fare per essere sempre felici; ci basta avere una casa, una famiglia e degli amici, e abbastanza denaro per fare ciò che vogliamo e quando vogliamo. Diciamo che  la vita è bella!. Ma nel profondo di noi stesi sentiamo che queste cose non arrivano ad appagarci del tutto; in fondo in fondo in bocca rimane sempre un po di amaro. Poi sopraggiunge una tragedia, perdi il lavoro, fallisce una relazione, muore una persona amata e il mondo ti crolla intorno. La felicità, che desideravamo tanto, svanisce come la nebbia all’apparire del sole.

Ma chi sono io?

Miliardi di esseri umani sono esistiti, esistono ed esisteranno. Ora esisto anch’io. Ma io chi sono? Una volta non esistevo, oggi ci sono e un giorno non esisterò più. Perché vivo? A chi devo la mia esistenza? Esisto perché il processo di una lunghissima evoluzione è giunto casualmente a me?, oppure perché Qualcuno, immensamente superiore a me, mi ha pensato, mi ha voluto, mi ha amato, mi ha chiamato e fatto emergere all’esistenza per uno scopo ben preciso? Sono frutto del caso o sono opera di……..? Che cosa c’è al di là della morte?

Io sono un mistero?

Mi alzo al mattino e mi accorgo di essere l’inquilino esclusivo di un corpo complesso, sensibile e quanto mai utile. Sono pure fiero di possedere un cervello complicato, ricco di fantasia e di risorse. Scopro anche di possedere una volontà per decidere. Mi ripugna, però,  pensare che il mio cuore e il mio cervello, la mia intelligenza e la mia libertà, e tutta la realtà che mi circonda siano prodotti da una forza ceca, senza cuore e senza amore, chiamata caso.

Se la mia vita fosse frutto del caso, io, l’essere più evoluto del cosmo, dovrei pensare di essere un pezzo di carne errante nell’universo ma senza una meta da raggiungere?; dovrei sentirmi una parte dolorante e insignificante della natura, nato per lavorare e soffrire, che vive per morire e scomparire nel nulla da cui sono emerso, che cerco la vita, l’amore, la felicità senza poterla mai raggiungere?. Saremmo dei tubi digerenti ben congegnati, ma nient’altro.

 Come si può continuare a vivere senza avere uno scopo da raggiungere, corrispondente alle esigenze più profonde del proprio essere?

La terra si sazia dell’acqua del cielo, l’erba si sazia della luce del sole; ma chi o che cosa potrà saziare me?

Ogni bene sognato mi affascina, ma poi-raggiunto- mi annoia. Nasciamo pieni di desideri, tutta la realtà ci attrae. Una casa intima e comoda, una villa vasta e incantevole, un’auto elegante e veloce, abiti vari e moderni, pellicce, gioielli e profumi ci rendono terribilmente bramosi. Ma quando ne veniamo in possesso le nostre brame si spengono, il fascino scompare, ogni magia svanisce. Ogni cosa raggiunta ci ci diventa abituale, familiare, quasi una parte di noi, indispensabile, che però non ci dice nulla, non c’incanta più. Quanta gente desidera, agogna una grossa vincita in un concorso, ad una lotteria, al gioco! Giura che ne rimarrebbe pago, che non avrebbe altro da desiderare, che finalmente si metterebbe l’anima in pace. Ma quando arriva la vincita, forse anche più alta di quella sperata, dopo averla incassata, dopo averla divorata con gli occhi, dopo averla festeggiata, non è più tranquillo, non è soddisfatto, un’altra brama è già cresciuta in lui: moltiplicare il capitale raggiunto.

Alcuni, per essere felici, si rifugiano nel Tibet in cerca di liberazione interiore; altri si aggregano ai Testimoni di Geova; altri ancora seguono la strada della felicità insegnata da Budda. Altri si intontiscono con l’alcol e la droga…. Che siano più felici di noi? Bisognerebbe poterglielo chiedere. A chi affidarci per capire, di chi fidarci per ascoltare, con chi accompagnarci per non cadere?

Se l’uomo ha sete di infinito, l’infinito deve esistere. Lo abbiamo già detto: non vi sarebbe sete se non ci fosse l’acqua. Ogni esigenza di natura suppone il suo oggetto adeguato, ogni attrattiva dimostra l’esistenza del suo centro magnetico. Non si può essere attratti dal nulla, perché attratti dal nulla significa non essere attratti. Ma come la marea che si solleva dimostra che al di là delle nubi c’è un astro che attrae, così il nostro cuore in tensione verso l’infinito dimostra che l’infinito c’è.

Noi cristiani, istintivamente, gridiamo:” oh, Dio mio, ma dove sei? Perché proprio a me?”

Noi cristiani proponiamo il Dio di Gesù Cristo. Lui è l’unico Dio a cui merita affidare la nostra fragile vita.

Ma ci sarà davvero un Dio che ci ascolta o si prende cura di noi’

 Domande:

  • Finora in chi e in che cosa hai riposto la tua massima fiducia per avere felicità, successo, salute? Perché hai inseguito queste cose? Perché lo fanno tutti?

  • Hai incontrato già Gesù nella tua esistenza? Che volto aveva? Come si è presentato a te? Ti ha chiesto qualcosa? Come te lo immagini questo Gesù che vorresti incontrare?

  • Ritieni che ti possa essere utile capire qualcosa per es. sul modo con cui Gesù Cristo può salvare la tua vita e renderla migliore?

II° Incontro

DIO? UN ILLUSTRE SCONOSCIUTO.

Come faccio a sapere che Dio esiste? Quanto bisogno ho di Lui?

Ci sono persone che vivono senza chiedersi che significato abbia la propria vita, vivono alla giornata, conducono la propria esistenza seguendo un comportamento istintivo. C’è chi non si chiede mai per qual motivo vive, perché totalmente occupato  dai problemi materiali per vivere o per sopravvivere. Totalmente immerso nel lavoro o nel divertimento o nell’inseguimento di quelle gratificazioni momentanee che si provano nel raggiungere una certa agiatezza economica, nel sentirsi realizzati in famiglia, non ha tempo per distrarsi un momento dalle cose futili e pensare a qualche domanda seria……C’è anche chi ogni sera va a coricarsi senza sapere perché si è alzato il mattino. Vi sono anche dei tipi che volutamente si sforzano di non pensare se la loro vita abbia o no uno scopo, perché se si ponessero seriamente questa domanda dovrebbero cambiare vita.

Per un cristiano la vita viene da Dio e in Dio ha il suo punto di riferimento e il suo significato. Per il cristiano la vita è un dono di Dio che si dipana in un breve periodo  da viversi come un periodo di prova e di scelta: nel vivere la mia vita io devo decidermi se accettare o rifiutare di essere con Dio, con Gesù Cristo e con la Chiesa, se vivere in armonia con Dio, con il mio prossimo, con la mia coscienza e con tutto il creato. Come cristiano comincio già su questa terra a vivere una vita di comunione con Dio e con i fratelli, nell’attesa di vivere la vita di comunione quando, varcata la soglia della morte, potrò vedere il volto glorioso di Dio senza i condizionamenti del corpo.

 Ma davvero davvero Dio si  prende cura della mia vita? Ma davvero davvero esiste un Dio?, cioè Dio?…………..Come faccio a sapere che Dio esiste se intorno a me nessuno lo prende in considerazione.

Nella notte dei tempi il mondo era dominato dalle forze della natura e  dalle divinità. Le forze e le catastrofi naturali, la flora, la fauna, la nascita, la vita e la morte erano per l’uomo il risultato dell’intervento divino. Oggi la massa vive ormai come “se Dio non esistesse”; i giovani spalmano il loro quotidiano tra scuola, casa e tempo libero digitale, senza Dio e senza religione. Ma se oggi nessuno più chiede di Dio, dobbiamo essere noi adulti, tutti compresi, a mettere la questione sul tappeto: con la parola, attraverso una educazione mirata in vista della fede. La seconda risposta avviene attraverso l’esempio della propria vita che prende luce da Dio. Un sentore della presenza di Dio ci è già arrivato dalla prima riflessione fatta. Ma è stato un segnale un po’ vago: si trattava di una esigenza psicologica. Possiamo avere una prova più decisiva? Sì, oltre la voce del cuore c’è la luce della ragione che ci porterà fino alla soglia dell’Infinito.

Un racconto orientale sottolinea il valore determinante della ricerca di Dio in questo modo:

Un padre disse al figlio: getta questo sale nell’acqua e torna da me domani mattina. Il figlio ubbidì. Il giorno dopo il padre disse al figlio: riportami il sale che ieri hai gettato nell’acqua. Il figlio non poté riportare il sale, perché si era sciolto. Il padre allora gli consigliò: assaggia l’acqua, come la trovi? Salata, rispose il figlio. Il padre, allora, concluse: così, figlio mio avviene nei riguardi di Dio! Ne senti ovunque il sapore, ma non puoi coglierne l’essenza. Solo quando la tua vita evaporerà, Dio si consoliderà davanti ai tuoi occhi”.

La Bibbia non risponde in primo luogo, alla domanda: ”chi è Dio?”, ma piuttosto alla domanda: ”cosa fa Dio per noi?”. E il N.T. presente in continuazione un Dio che agisce per la nostra salvezza, per la riconciliazione di tutti gli uomini con Dio. Non è facile mettere a fuoco l’immagine o l’idea di Dio. Nel nostro quotidiano Dio lo abbiamo fatto diventare il provvidenziale tappabuchi a cui ricorrere quando ci troviamo impotenti a risolvere qualche problema. Molti dicono che oggi, con l’avvento della scienza e della tecnica, Dio serve a poco. Già nel 1960 il cantautore Guccini scriveva una canzonetta, che allora ebbe molto successo, dal titolo: DIO E’ MORTO. ( ma lui lo diceva in un altro senso: Dio è morto sui campi di battaglia …..sulle strade….). Oggi ci sono tante opinioni e diverse. C’è chi crede vagamente che al di là dell’universo esista una forza,  Qualcuno o qualcosa che lo ha sistemato, lo ha caricato e ora lascia che si scarichi. C’è chi crede in una forza vitale che fa muovere ogni cosa; un respiro profondo o un battito di cuore potente che sostiene il cosmo. Ci sono alcuni che inseriscono Dio nell’intera macchina del creato, mentre altri pensano ad un Dio che ne è interamente separato, disinteressato e che se ne sta eternamente a distanza.

Ma allora, che cosa credere?

Di fatto è impossibile dimostrare con un argomento serrato che Dio esiste. Se ci fosse una dimostrazione del genere, sarebbe stata scoperta da tempo e nessuno potrebbe avere il minimo dubbio sulla sua esistenza. Ma se non c’è una dimostrazione apodittica dell’esistenza di un Dio onnipotente, personale e tutto amore, ci sono però molti indizi che orientano in questo senso. Come possiamo sapere che Dio esiste? Alcuni dicono: «Dio non esiste perché non posso vederlo ». Ma ci sono molte cose nella vita di ogni giorno che noi non possiamo vedere, eppure sappiamo che esistono. Non possiamo vedere il vento. Sappiamo che c’è perché possiamo vederlo spingere una barca a vela o spazzare via le foglie degli alberi. Non possiamo vedere l’elettricità. Ma sappiamo che c’è perché quando giriamo un interruttore la lampadina si accende. Non possiamo vedere l’aria. Sappiamo, però, che c’è perché quando ci manca soffochiamo. Non possiamo vedere l’amore. Sappiamo che c’è in coloro che si prendono cura di noi. Non possiamo vedere Dio. Sappiamo, però, che c’è dal meraviglioso mondo che è intorno a noi. Esso è pieno di bellezza e di colore e di forme sorprendenti, dal più minuscolo insetto all’immenso, infinito universo. Ma ciò è solo frutto del caso, di una lunga evoluzione che è durata secoli e secoli? Le cose non avvengono per caso. Un dipinto deve per forza avere un artista: qualcuno che lo dipinga. Una costruzione deve avere un architetto, qualcuno che l’ha progettata. E così avviene anche per il nostro mondo.

E non può essere avvenuto tutto per caso, qualcuno deve averlo progettato, lo deve aver messo insieme.  Questo grande architetto, progettista noi cristiani lo chiamiamo Dio. Con questo noi non diciamo di conoscere la natura di Dio ma affermiamo soltanto la sua esistenza; noi non vogliamo dimostrare chi è Dio ma solo che Dio c’è. E lo dimostriamo indirettamente, attraverso le sue opere, come quando conosciamo un grande artista attraverso i suoi capolavori,

La luce della ragione: risalire dall’effetto alla causa

Qualcuno obietta: “se tutto è stato creato da Dio, Dio chi lo ha creato?” Per risolvere questa dilemma parto da un  fatto che è sotto gli occhi di tutti Se un bimbo, trovandosi presso una stazione ferroviaria, vedesse partire un lungo convoglio e ci chiedesse: chi tira l’ultima vettura? Noi non risolveremmo il problema dicendogli che è la penultima carrozza. Perché il bimbo potrebbe sempre giustamente obiettarci: ma anche la penultima è tirata dalla terz’ ultima e così via. Il problema rimarrebbe sempre, anche prolungando il convoglio all’infinito e continuando a dire che la vettura precedente trascina la vettura successiva. Non c’è che una soluzione ammettere che in cima al convoglio c’è una cosa diversa dalla vettura, c’è una locomotiva la quale non è trainata da altri ma è capace di produrre energia e quindi di muoversi da sé e di trasmettere il movimento che produce dalla prima vettura fino all’ultima. Solo allora la mente del bimbo rimarrà soddisfatta. Questo esempio lo possiamo applicare a Dio. Se qualcuno avesse creato Dio, quel qualcuno, più grande di Dio, chi l’avrebbe creato? Si andrebbe avanti all’infinito. Ci si ferma quando si accetta che Dio, motore immobile, non ha ricevuto la vita da altri, ma la possiede in sé stesso e la distribuisce a tutti gli esseri esistenti.

L’ordine del creato

C’è un altro argomento più semplice, più immediato, alla portata anche della più modesta cultura.  Partiamo sempre da un dato evidente: l’universo apparentemente si presenta mirabilmente ordinato e insieme confuso, strutturato e insieme caotico. Nel nostro universo ci sono esseri privi di ragione e di coscienza che però agiscono secondo un ordine razionale. Nel loro insieme e nelle loro singole parti sono ordinati in modo da raggiungere una altissima organizzazione. Un ordine razionale, meraviglioso si scopre nella disposizione e nel funzionamento dei  nostri organi. Un ordine razionale lo si coglie nelle varie specie di animali e  nei loro istinti; un ordine razionale lo si trova ancora nell’anatomia e nella fisiologia delle piante; un ordine razionale lo troviamo nei vari fenomeni celesti. Un tale ordine razionale in elementi irrazionali non può spiegarsi che ammettendo un trascendente Ordinatore il quale con la sua mente infinita e la sua onnipotenza ordina e governa le cose dell’universo, sia pure tramite leggi ed energie da Lui stesso create. Come una macchia complessa e ben funzionante manifesta il genio e l’abilità del costruttore, così l’universo, talmente smisurato e  complicato da far paura alla nostra immaginazione, manifesta la sapienza del suo Autore. Tale mente suprema non si identifica con lo stesso universo perché vorrebbe dire che una medesima entità sarebbe irrazionale e razionale nel medesimo tempo, sarebbe da ordinare e anche ordinatrice, il che è evidentemente contraddittorio. Qualcuno direbbe che tutto questo ordine si è prodotto per caso. Neppure, perché dire caso è dire irrazionalità, è dire incostanza, è dire eccezione. Ora se c’è un progetto, ci deve essere anche un progettista, e che Progettista!!!

La voce dell’universo

Per negare l’esistenza di Dio alcuni sostengono che tutto sia derivato dalla materia in perenne attività ed evoluzione. Affermano ( anche alcuni professori che insegnano alle scuole medie inferiori e superiori….) che venti miliardi di anni fa, o giù di lì, avvenne una esplosione di una massa incandescente. In seguito a quella esplosione – il  famoso Big-Bang – avvenne un allontanamento dei corpi celesti, un loro seguente raffreddamento e per evoluzione l’universo attuale. Il Big-Band ci può anche essere stato. Ma, ammettere la materia eterna o almeno la eterna attività della materia è contrario alla fisica moderna, come invece sostengono che tutta l’energia tende a degradarsi continuamene che non le consente di ritornare più in tutta la sua interezza allo stato primitivo. In altri termini l’universo è una candela accesa che lentamente si consuma. Ma chi ha creato la candela/materia? L’universo venne all’esistenza nell’enorme esplosione di una massa incandescente circa venti miliardi di anni fa. Ma qual è la provenienza di questa massa gassosa?. Il cristiano può anche accettare la teoria evoluzionista come un utile modello per spiegare l’evoluzione del mondo ma non può sostenere e considerare gli uomini come un prodotto casuale di un processo biologico. L’evoluzione presuppone che esista qualcosa che può essere soggetto di uno sviluppo; ma circa la provenienza di questo qualcosa non si dice nulla. Ora, se c’è stato un inizio, ci deve essere stato anche un iniziatore. La Bibbia comincia proprio con queste parole:” in principio Dio creò il cielo e la terra”. Se ci vuole una buona dose di fede per credere che Dio ha creato l’universo, ci vuole forse una dose maggiore per credere che l’intera esistenza è pura casualità, priva di significato. Poiché è uomo, sa quali problemi dobbiamo affrontare. Poiché è Dio può aiutarci. Gesù ha detto: « Chi ha visto me ha visto il Padre» (Giovanni 14,9).

 In un ristorante stanno cenando un medico, un ingegnere e un informatico, e si ritrovano a discutere sulla creazione e su quale sia il mestiere più antico dei tre.

Il medico non ha dubbi: «La Bibbia dice che Dio creò Eva da una costola di Adamo, quella fu la prima operazione chirurgica. Quindi il mestiere più antico è il mio».

Interviene l’ingegnere: «Ma prima la Bibbia racconta che Dio creò tutto l’universo: e questa è un’opera di ingegneria, quindi il mestiere più antico non può che essere il mio».

Allora prende la parola l’informatico:” vi sbagliate. Infatti la Bibbia narra che all’inizio era il caos: e quello chi credete che l’abbia creato? Dio ha inventato l’atomo, l’energia di fusione, il DNA, la fotosintesi clorofilliana, la forza   gravitazionale….. Ma cosa aspettano a dargli il premio Nobel”.

                                                                                                                                                           Ennio Cavalli.                            

 DOMANDE PER RIFLETTERE: 

  • E’ importante per la nostra felicità conoscere Dio, oppure ne possiamo farne a meno?

  • E’ proprio indispensabile prendere in considerazione la sua proposta di vita oppure è sufficiente fare affidamento sulle nostre forze?

  • Ti sforzi di capire cosa vuole il Signore da te?

  • Ti viene in mente qualche volta la domanda:” cosa farebbe Gesù al mio posto”?

  • Prova a scrivere il tuo progetto di vita; e cioè: cosa potresti fare per rispondere all’amore di Dio per te.

 Meditazione

 “Ascolta mio Dio. Mi hanno detto che non esistevi

E io come uno stupido, ho creduto che avessero ragione.

L’altra sera dal fondo di una voragine scavata da un obice

ho visto il tuo cielo. Di colpo mi sono accorto che mi avevano imbrogliato.

Se avessi preso almeno un po’ di tempo per guardare le cose,

mi sarei accorto benissimo che quelle persone si rifiutavano

di chiamare gatto un gatto.

Mi chiedo, mio Dio, se ti andrebbe di stringermi la mano…

Eppure sento che non ti sarà difficile comprendermi.

E’ curioso che io sia dovuto venire in questo luogo d’inferno

per aver il tempo di vedere il tuo volto.

Ti amo terribilmente: ecco quello che voglio che tu sappia.

Tra poco ci sarà un orribile attacco.

Chissà! Può darsi che proprio questa sera io bussi alla tua porta.

Noi due. fino a quest’istante, non siamo stati amici,

e mi chiedo se mi aspetterai sulla soglia della tua casa.

Lo vedi? Adesso piango.

Sì, proprio io, piango come un bambino.

Se ti avessi conosciuto prima…

E l’ora! Bisogna che vada.

E’ strano; da quando ti ho incontrato non ho più paura di morire.

Arrivederci!

( questo testo è stato trovato dentro la giacca

di un soldato americano cadavere

al momento dello sbarco in Africa del Nord,

durante l’ultimo conflitto mondiale)

 

III° Incontro

……..MA SE DIO ESISTESSE DAVVERO,

           BISOGNEREBBE  ODIARLO E FUCILARLO

 Perché la sofferenza?

Uno dei capitoli più difficili della nostra storia di fede è il capitolo della sofferenza. E’ un problema angoscioso specialmente quando il dolore è immeritato, quando ci sono di mezzo degli innocenti. Secondo tutti noi la sofferenza e soprattutto il dolore degli innocenti è la trappola dentro la quale Dio rimane imprigionato.

Se Dio ci ama, se la creazione è buona, perché ci sono tanti affanni e  tante miserie?

Perché tanta disperazione negli ospedali, nelle carceri nella case per anziani? E’ Lui l’autore di tutto il male materiale e morale?. Perché i terremoti che seppelliscono vive migliaia di vittime? Perché i cicloni che devastano intere città? Perché tanti bambini nascono handicappati? Perché i despoti riescono a governare, a perseguitare, a portare i loro popoli alla guerra?

            Forse che questo mondo è sfuggito da tempo al suo controllo, oppure che Dio non è così forte come crediamo? Ma un essere che avesse creato tanto male sarebbe mostruoso, certamente non perfetto. Ma se non è perfetto non è Dio, dunque Dio non esiste. E se poi si vuole scagionare Dio dicendo che egli non ha creato il male, allora si cade in un’altra contraddizione, e cioè che il Creatore di tutte le cose non avrebbe creato tutte le cose. Se infatti non ha creato il male non è il Creatore di tutte le cose.

            C’è anche una terza obiezione: se il male è prodotto dagli uomini, perché non interviene a bloccarlo? Se non vuole impedirlo allora si rende complice e dunque corresponsabile; se invece non può impedirlo, vuol dire che non è Onnipotente. Ecco perché molti arrivano a concludere che Dio non esiste; ma se esistesse vorrebbero metterlo con le spalle al muro……

                       La risposta non è semplice. Perché qualunque forma assuma la vita, l’insuccesso è garantito: una malattia, un fallimento matrimoniale, un lavoro perso, un litigio…….sono realtà della vita in un mondo devastato dal peccato e ostile a Dio. E allora, ci sono quelli che si arrabbiano di brutto; altri imbracciano un mitra e fanno stragi per cambiare i governi; altri si distaccano e vogliono vivere per conto loro; fuggono  sulle montagne o in India dove credono di trovare finalmente la pace.

La sofferenza è un male, e il male fa sempre pensare male: di tutto, di tutti, di Dio stesso. E qualcuno, a cui è rimasto un barlume di speranza, dice:” ma perché? perché Dio non interviene?”. Per fare un po di chiarezza voglio dividere il problema in due momenti: in questa prima parte fare una semplice riflessione sugli effetti  diciamo positivi del male per passare poi ad una constatazione più difficile da digerire.

I° constatazionese contenuto dentro certe proporzioni, il dolore è una esperienza positiva.

Di per sé il male fisico è un limite ma è una conseguenza della nostra natura, la quale essendo materiale, oltre che spirituale, è sensibile al dolore. Questo, se contenuto dentro certe proporzioni, è un bene, perché ci avverte di situazioni e di oggetti dannosi alla nostra integrità fisica e alla nostra vita. Sentire il dolore di una puntura, di una ferita, è un bene per noi, perché, in tale modo avvertiti, abbiamo la possibilità di evitare tante cause nocive. Avvertire vivo il dolore nelle scottature è un gran bene, perché diversamente noi andremmo soggetti a gravissime scottature senza avvedercene. È per tale ragione che qualche tempo fa una bimba, nata con la totale insensibilità al dolore, fu dai genitori sottoposta immediatamente a intervento medico affinché acquistasse la capacità di soffrire. Sembra un paradosso, ma non lo è affatto. La sensibilità al dolore è indispensabile per salvaguardare l’integrità del nostro corpo.

            Nello stato di natura decaduta in cui nasciamo il dolore è un grande pedagogo: il dolore   ammaestra

  • Le sofferenze, la malattia e la morte ci fanno toccare con mano i limiti del nostro essere: ci fanno sentire tragicamente che tutto quello che noi siamo o che abbiamo non ci appartiene e ci può essere ritirato da un momento all’altro, senza che possiamo far nulla con la nostra volontà e il nostro potere per conservarci le ricchezze, la salute, la vita che in quel momento ci vengono sottratte. Il dolore ci parla nelle nostre giuste dimensioni; è un collirio che brucia, che fa lacrimare ma fa veder chiaro.

  • Il dolore affratella. Molte volte attraverso la nostra sofferenza o quella degli altri siamo sollecitati ad intrecciare rapporti con gli altri, relazioni molto più belle e vere di quelle che avremmo intrecciato altrimenti.

  • È attraverso la sofferenza che abbiamo affinato la nostra sensibilità al dolore nostro e degli altri.

  • I patimenti aguzzano l’ingegno. Nel corso dei secoli i popoli crebbero e si svilupparono nella civiltà finché seppero affrontare difficoltà e fatiche; ma si corruppero e decaddero quando ebbero la vita facile, comoda e piacevole.

             Da non dimenticare poi, ed è un fatto grave che ci rende ancor più colpevoli anche se non lo ammetteremo mai, che una buona quantità di sofferenze e di mali dipendono solo da noi, sono inflitti agli altri volutamente e direttamente dalle nostre mani, con la nostra partecipazione attiva……

            E’ la cronaca quotidiana a farci conoscere che, oltre alle catastrofi naturali, spesso è l’uomo la causa di molte sofferenze umane, quando per superbia, egoismo, interesse, intolleranza. ignoranza fa cattivo uso del dono della libertà, che gli è stata data da Dio per il bene e non per il male. Basterebbe essere migliori di quello che siamo, cercare con più passione la soluzione, senza lasciarci giocare brutti scherzi dai nostri interessi.

 2° constatazione: nella vita il dolore non rimane limitato e circoscritto alla nostra sensibilità, spesso si presenta nelle malattie, negli incidenti, nei terremoti, nelle varie calamità come un vero strazio del corpo. In questi casi esso raggiunge tali dimensioni che non può non dare l’impressione di un grave disordine, di una assurdità della natura o di una forma immotivata di castigo da parte di un Tizio divino ma dispettoso. Non fa pensare di più ad una specie di burattinaio che si diverte con le vite umane?

Nella lezione precedente una delle prove portate per dimostrare che Dio esiste consisteva nella constatazione che nell’universo c’è un ordine e questo ordine è stato voluto da Dio. Ma al solito molti si domandano: si può chiamare ordine razionale questa babele che si è verificata nella storia dell’umanità con la presenza degli spastici, dei focomelici, dei deficienti?.

Che rispetto si deve avere per un Essere Supremo, che avrebbe pensato di includere nel suo divino sistema il cancro, la leucemia, la carie, la follia, i vecchi incitrulliti e i giovani handicappati? E’ razionale che una creatura di Dio sia formata, allevata, educata con tante cure per finire poi deformata dalla malattia e annientata dalla morte? Se Dio è onnipotente, perché non impedisce i terremoti? Se è un Padre affettuoso, perché ha permesso che i mostri nazisti torturassero i bambini con aghi negli occhi? Perché non lo ha impedito essendo Egli Onnipotente?

 Tantissime domande per le quali non ci sono risposte facili e precise.

Istintivamente verrebbe da rispondere che tantissime malattie sarebbero già state sconfitte se avessimo speso bene le nostre energie, invece di costruire armi, o fare esperimenti per migliorare la salute. A questo si può aggiungere che l’esistenza di una caverna buia non esclude l’esistenza del sole; le migliaia di pulcini che vivono in un lungo capannone e che ingrassano  alla luce elettrica sempre uguale, passeranno da quella gabbia artificiale al fuoco del girarrosto senza avere mai visto il sole. Per loro il sole non esiste, non crederanno alla luce del sole perché non l’hanno mai visto. Ma il creatore ha lasciato ugualmente nell’universo delle tracce di sé. In tutti questi casi ritorna insistente la domanda: perché il dolore umano? Chi  ne è la causa? Il male non viene da Dio? 

Perché il dolore umano?.

La Bibbia non nega la presenza della sofferenza nel mondo, né dice che il Dio di Gesù Cristo abbia risolto il problema del dolore e del male con la bacchetta magica, ma piuttosto facendosene carico..

La storia d’Israele comprende periodi di grandi crisi e disastri per l’intera nazione: la schiavitù in Egitto, la malattia e la morte nel deserto e, molti secoli dopo, la caduta di Gerusalemme e l’esilio a Babilonia.

Nel Nuovo Testamento leggiamo che addirittura il Messia stesso è stato toccato dalla sofferenza e dal dolore: è stato crocifisso dopo essere stato tradito da un amico intimo e rigettato dal popolo. I primi cristiani hanno subito violenze e persecuzioni.

Cosa si può dire? Una prima risposta può essere questa:

  1. La sofferenza, il dolore, la morte sono la conseguenza della voglia matta dei nostri progenitori di fare di testa loro.

      Dal momento in cui noi apriamo gli occhi alla  vita siamo consapevoli di poter essere attaccati dalla morte, dalla malattia…..perchè siamo esseri materiali e quindi fragili. A chi la dobbiamo questa fragilità?

Quando Dio creò il mondo, era tutto perfetto. L’uomo viveva in armonia con Dio ed era libero di esplorare e godersi il mondo nel quale era stato posto. La triste verità è che, fin dall’inizio, uomini e donne pretesero di costruire la loro vita al di fuori del progetto di Dio;  ritennero cioè che fosse più conveniente vivere e operare secondo un loro criterio, arrangiarsi da soli, fare e disfare il limite di demarcazione tra il bene e il male. Il disordine creato, però, provocò un disordine non solo nel loro corpo e nelle loro relazioni umane, ma anche con tutto ciò che li circondava. O meglio, la specie umana postasi fuori dell’ordine stabilito da Dio in tutte le cose, non si trovò più in armonia con l’ordine dell’universo. Infatti in un sistema di armonia universale, se un settore discorda dall’insieme, tutto il sistema  ne risente, salta. Se in uno specchio d’acqua limpida e tranquilla che riflette il cielo, si getta un sasso in un punto qualunque, dopo qualche istante tutta la superficie dell’acqua ne è turbata, si increspa e il riflesso appare disordinato. Perché ogni punto è in equilibrio con tutti gli altri, ma basta uno squilibrio provocato in esso per propagarsi inevitabilmente sugli altri. Ora  Dio aveva creato tutto in armonia, il regno minerale in armonia con il regno vegetale e questo con il regno animale. Tutti gli ordini erano collegati tra di loro in perfetta armonia.

Se gli uomini avessero aderito al Sole, avrebbero goduto della sua luce, del suo calore e della sua energia. Ma dal momento che si sono opposti al Sole restano privati anche della sua luce, del suo calore e della sua energia. L’uomo dette origine al disordine e questo si propagò a tutti gli altri esseri. Da qui la nostra fragilità.

Ma Dio non potrebbe intervenire continuamente o saltuariamente, anche con un miracolo, per evitare le epidemie, i cataclismi, i disordini, le disgrazie? Sì, Dio potrebbe intervenire. Ma con questo intervento vanificherebbe le leggi della natura.

Chiediamoci: cosa sarebbe il mondo se fosse eliminata del tutto la sofferenza causata da siccità, terremoti e sconvolgimenti vari……?. Prima di tutto esso cambierebbe dal punto di vista fisico: questo stesso mondo dovrebbe avere una struttura molto diversa da quella che siamo abituati a conoscere. Ma la scienza moderna sembra negarlo: le leggi fondamentali della fisica sono regolate in modo così armonioso che la più piccola modifica potrebbe generare il caos. Se le cose stanno così, è evidente allora che le leggi che rendono possibile l’esistenza sono le stesse che creano le condizioni perché ci sia il dolore.

Ma anche se il mondo fisico potesse essere trasformato in modo da eliminare malattie e catastrofi, il problema non sarebbe comunque risolto perché troverebbe la sofferenza che gli  esseri umani infliggono a sé stessi e agli altri. Per cambiare questo tipo di sofferenza bisognerebbe cambiare le persone, cioè eliminare la loro libertà di scelta, poiché non ci può essere vera libertà se non si ha la possibilità di farne un uso anche sbagliato.

Ma senza la libertà di scelta, senza il libero arbitrio, l’uomo diventerebbe un burattino nelle mani di Dio, gli uomini diventerebbero tutti degli automi. Varrebbe la pena di vivere in questo modo, da robot, pur di eliminare il dolore? Dio infatti, con il suo intervento, potrebbe impedire che la storia avesse  un corso diverso. Ma ancora una volta ciò che lo trattiene dall’impedire non solo il male ma anche le conseguenze del male è il rispetto che ha avuto e continua ad avere delle nostre libere scelte.

 E la fede? Quando entra in gioco?

Ma allora perché Gesù durante la sua vita ha liberato due o tre dalla morte? Gesù ha compiuto quei segni per anticiparci che quel presente per qualche suo contemporaneo sarebbe stato il futuro di tutti. Inoltre si è ben guardato dal cedere alla tentazione di salvarsi la pelle.

Con la sua crocifissione ci dice ancora una volta che la morte è parte della vita, è il segno di una finitudine e di una fragilità  che abitano dentro la condizione umana. Se la fede è vivere con fiducia la vita come premessa e non come maledizione, bisogna accettare che la morte è nella vita e non dopo.

           Ma sarebbe sbagliato anche pensare che Dio permetta la sofferenza: perché spesso il permettere non è diverso dal volere. Se un bambino sul davanzale di una finestra sta per cadere e, potendolo, io non faccio nulla per impedirglielo, ne sono responsabile come se l’avessi voluto. Come sarebbe sbagliato pensare che Dio sia indifferente o, peggio ancora, che sia Lui a infliggerlo.

 Dio poteva dire:” l’avete voluto mangiare il frutto dell’albero del bene e del male? Avete voluto essere come me, avete voluto andare a cercare altrove il cibo perché quello della mia casa non vi stava bene. Adesso arrangiatevi”.

Ma non l’ha fatto; ha mandato invece il Suo Figlio per aiutarci,  per dirci che la morte è nella vita, non dopo. Dopo c’è l’inedito e ci sorprenderà. E’ venuto, primo, per aiutarci ad uscire da quella  tentazione infantile di trovare sempre il Colpevole dei nostri disastri; e secondo è venuto perché noi imparassimo a prendere in mano la nostra vita, anche sofferente, liberandola da quel senso di sfiducia e di impotenza che prende quando uno è attaccato dalla malattia e dal dolore. Vivere con fiducia, in attesa di quella vita piena dove non ci saranno più né pene, né lacrime, né lutti, né affanni, né morte. Dio sa che questo tipo di aiuto a noi sembra una presa di giro, ma sa anche che un giorno i nostri occhi si apriranno alla verità.

Di fronte alla realtà della morte siamo costretti a riporre la nostra speranza in Dio e a credere in lui, perché soltanto Lui è il limite della morte.

E’ vero che la morte ha l’ultima parola sulla vita; ma è anche vero che è Dio a togliere l’ultima parola alla morte.            

           Di fronte a certe situazioni che si presentano difficili, quando non siamo capaci di capire fino in fondo il “silenzio” e il non intervento” di Dio, dovremmo farci entrare la fede.

Non dovremmo dimenticare le parole del Vangelo che fanno intuire l’infinita tenerezza di Dio, quando Gesù ci assicura che «neanche un passero cadrà a terra senza che il Padre vostro non ne soffra» (Mt 10,23). Se Dio non si dimentica nemmeno di un passero, potrà forse dimenticarsi di un uomo che vale molto di più?

Se Dio non risponde ad ogni nostro perché personale, ci risponde però con la singolare biografia dell’uomo di Nazaret che in prima persona scelse liberamente di dare la vita, vivendo la morte non subendola. Quando Gesù dimostrò di aver abbracciato in tutto l’umanità sofferente, fece anche vedere come dalla sofferenza possa nascere la vita; ha sofferto per ridurre la sofferenza degli altri.

Il cristiano, anche quando non capisce, deve “abbandonarsi al Padre“. Non c’è dolore umano che non trovi posto nel cuore di Dio. Non  siamo mai soli quando soffriamo, perché il Padre condivide il nostro dolore. Onestamente si deve riconoscere che anche certe sofferenze, vissute da non cristiani, hanno un grande valore sia pure solo sul piano umano: una mamma atea che assiste il figlio, un uomo non credente che, per la libertà, subisce il carcere sono esempi di sofferenze molto nobili, che meritano ammirazione, anche se esplicitamente non fanno riferimento a Dio.

Solo di là della morte avremo la definitiva risposta “al perché del dolore” e ci sarà svelato il valore infinito della sofferenza vissuta come espressione di amore.

DOMANDE per la riflessione:

  • Cosa pensi dell’esperienza di passione-morte di Gesù? Cosa ti colpisce di questa esperienza così forte?

  • E’ tipico dei bambini dare la colpa a qualcuno per qualche malanno che hanno combinato. Di fronte al problema del dolore e della sofferenza si tende con facilità a dare la colpa a Dio. Perché?

  • Hai mai pensato che la vita è un mistero che non sempre si può capire?

  • Riusciresti a fare delle scelte che sai con certezza che i tuoi amici non farebbero?

  • Quanto è vera questa legge: dalla morte viene la vita?

  • Una volta si diceva che “ con la morte non ci portiamo dietro niente”. Se guardiamo più spesso in faccia la morte saremo più giusti, più veri, meno mascherati, più seri, in una parola saremo veramente più umani?

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