A DOMANDA risponde……….

                                                                         

Non ho mai letto nulla di più emozionante riguardo a Gesù Cristo.

 ‎Questo è il Curriculum vitae di un grande medico, amico mio, di cui ho avuto bisogno e ne continuo ad avere.

Gesù Sequela  NomeGesù Cristo

  Laurea: Figlio di Dio

  Malattie curate: Tutte

  Costo della terapia: La tua fiducia in Lui

  In chimica, Lui convertì l’acqua in vino;

In biologia, nacque senza essere concepito normalmente.

In fisica, sfidò la legge della gravità, quando camminò sulle acque e ascese al cielo.

In economia, Lui ribaltò le leggi della matematica e alimentò 5000 persone con solo cinque pani e due pesci e ne avanzarono 12 ceste piene.

In medicina, curò gli ammalati e i cechi, senza prescrivere alcuna  medicina.

 Allora … Chi è Lui? Lui è Gesù !!!

Lui non aveva servi, eppure lo chiamavano Signore.

Non possedeva nessun titolo di studio, ma lo chiamavano Maestro.

Non aveva medicine, ma lo chiamavano medico dei medici.

Lui non possedeva esercito, ma tutti i Re lo temevano.

Lui non vinse nessuna battaglia militare, ma conquistò il Mondo.

Lui non commise alcun delitto, ma fu Crocifisso.

Fu sepolto in una tomba, e al terzo giorno risuscitò.

 Mi sento orgoglioso di servire questo lider che ci ama tanto; tanto da offrire la sua propria vita per donarla ad ognuno di noi.

Che questo medico ti faccia visita oggi stesso 

 

Il nostro viaggio nella vita

Saliamo in treno e ci troviamo con i nostri genitori e crediamo che sempre viaggeranno al nostro fianco, ma in qualche stazione loro scenderanno lasciandoci viaggiare da soli.Famiglia1

Nello stesso modo, nel nostro treno saliranno altre persone, saranno significative: nostri fratelli, amici, figli ed anche l’amore della nostra vita. 

Molti scenderanno e lasceranno un vuoto permanente….. Altri, passeranno inosservati! 

Questo viaggio sarà ricco di gioie, dispiaceri, fantasie, attese e saluti. La riuscita di questo viaggio consiste nell’avere una buona relazione con tutti i passeggeri e nel dare il meglio di noi stessi.

Il grande mistero è che non sappiamo in quale stazione scenderemo…….Per questo dobbiamo vivere nel migliore dei modi: amare, perdonare ed offrire il meglio di noi… Così, quando arriverà il momento di scendere ed il nostro sedile sarà vuoto, lasceremo bei ricordi agli altri passeggeri del treno della vita!!!!

Ti AUGURO che il viaggio nel tuo treno, per questo e tutti i prossimo giorni, mesi, anni che resteranno, sia migliore ogni giorno… seminando amore e raccogliendo esiti positivi.

Ah! Dimenticavo di dirti: Ti ringrazio per ESSERE uno dei passeggeri del mio treno…

 

 

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BERGOGLIO: UNA FIGURA INEDITA DI PONTEFICE

Il 17 Dicembre Papa Francesco ha compiuto 82 anni e 6 anni circa di Pontificato. Dopo Papa Giovanni è il papa più amato dal popolo, ma anche il più criticato dagli ecclesiastici fino ad arrivare ad accusarlo di eresia. Come mai  questa forbice del consenso e del dissenso?

Le critiche a Papa Francesco gli arrivano da tre parti: per le riforme che propone, per la inedita figura di Papa che impersona, per la libertà di parola con cui propone i suoi convincimenti.

Il movimento di avversione come quello di simpatia è partito la sera stessa della sua elezione, grazie a quel famoso “Buonasera”: bastò quel saluto perché i simpatizzanti lo sentissero vicino, mentre gli altri già obiettarono che, “però, non ha detto “Sia lodato Gesù Cristo”.

In una prima fase le critiche si appuntarono sugli aspetti inediti della figura papale che Bergoglio proponeva: le vesti trasparenti, le scarpe nere, la borsa portata da lui stesso, il linguaggio accattivante, l’abitazione di santa Marta, l’utilitaria usata. Ma presto si manifestò una più forte opposizione motivata dalle riforme che aveva messo subito in cantiere per realizzare una Chiesa “povera e per i poveri”, sinodale, decentrata. Novità delle novità fu il programma di “riforma della Chiesa in uscita missionaria”, affermato nel documento Evangelii Gaudium al n. 17.

Una riforma, quella, che contempla scavalcamenti di priorità: del Vangelo sul dogma, della pastorale sulla dottrina, del primo annuncio sui princìpi non negoziabili, dell’impegno diretto nel servizio all’uomo rispetto alla pedagogia della mediazione.

In questo filone di novità sostanziali è avvertito come provocatorio anche lo spirito evangelico della sua predicazione sull’accoglienza del diverso e di chi si trova in situazione irregolare: immigrati, omosessuali, divorziati risposati, conviventi. Le sue denunce contro il capitalismo occidentale – «Questa economia uccide» – gli hanno provocato l’accusa di comunismo, specie da parte della destra statunitense. Il Vangelo alla lettera fa scandalo. Era scandaloso da parte di san Francesco d’Assisi  il ” dimorare presso dei lebbrosi”, e possiamo immaginare che tanti temessero il contagio che avrebbe potuto venirne alla città. È scandalosa oggi la premura di questo Papa per i migranti: tanti l’accusano di moltiplicarne l’arrivo con le sue prese di posizione, “ non fa altro che parlare di migranti”. Ma basterebbe che leggessero le sue dichiarazione senza pregiudizio. Oltretutto si tratta di una delle principali emergenze dei nostri tempi e che di mezzo ci sono esseri umani che fuggono dalla guerra e dalla fame.

Qualcuno sostiene che una parte di colpa per l’infuriare degli attacchi ce l’abbia anche Lui perché, a differenza dei predecessori, Francesco non farebbe nulla per essere più cauto per evitare le critiche o per riassorbirle. Anzi, darebbe l’impressione di tenere di più a far prevalere la sua figura inedita piuttosto che la sua figura e posizione istituzionale. Agli occhi di molti non appare come un Papa che siede sulla poltrona papale per  proteggere il campo dalle erbacce, ma si comporta come un pastore che spinge il suo gregge verso nuovi pascoli pericolosi.

Purtroppo dietro questi attacchi c’è un fronte antagonista ecclesiastico che desidera fortemente di delegittimarlo per colpire in realtà l’ecclesiologia del Concilio Vaticano II. Viene addirittura accusato d’eresia, di cedimento all’Islam e al comunismo cinese, di silenzio e di complicità con gli abusatori sessuali.

A smentire questo assunto basterebbe un semplice elenco di dichiarazioni, gesti profetici e conseguenti decisioni di governo di costui quasi a sei anni di pontificato.

Papa Francesco è il Papa che ha confermato la “ tolleranza zero” decretata da Benedetto XVI al triste fenomeno della pedofilia nel clero; è colui che ha cambiato la legge canonica per perseguire anche i vescovi e i Cardinali che si rendessero colpevoli di coperture nei confronti degli abusatori.

Una posizione chiara ed equilibrata l’ha presa nei confronti dei profughi e dell’immigrazione.  Raccomandando la virtù della prudenza anche nell’accoglienza diceva. «Fate come la Svezia, che si è fermata perché non aveva più possibilità d’integrazione, la virtù del governante: prudenza sul numero e sulle possibilità di integrare. II popolo che non può integrare è meglio che non riceva».

Certe persone, forse ultratradizionaliste, rimproverano a Papa Francesco parole e gesti a favore degli immigrati: “ sta esagerando”, “è troppo”. Ma questo non è un voler mettere un limite al Vangelo o sconfessare parole come:” ero forestiero e mi avete accolto”?. Non si può essere inermi di fronte a gente che scappa dalla guerra e dalla miseria. Purtroppo la mancanza di politiche comuni e condivise spingono certi governi a posizioni dure e drastiche che ottengono ampi consensi popolari.

Le politiche della paura generano pregiudizi. Gli sbarchi sono in calo dell’80%, ma i giornali enfatizzano l’invasione. Gli omicidi diminuiscono, ma si invoca una legge più permissiva per il possesso di un’arma.

Una certa fronda anti-conciliare si era andata formando già dopo il Concilio, ma ora alcuni, per aggravare la situazione, sostengono che è Papa Bergoglio che, uscendo da certe coordinate secolari, favorisce e spinge verso una divisione interna alla Chiesa.

Ma è stato il Concilio che ha dato il La, che ha voluto di proposito dare il via ad un cambiamento forte nella Chiesa, che la Chiesa uscisse finalmente da un modello millenario di ministero papale.

È ragionevole pensare che il vasto programma di “riforma della Chiesa” pensato da Papa Bergoglio provochi maggiori reazioni contrarie soprattutto in quei Paesi dove la situazione della Chiesa cattolica è più radicata, più capillare. L’Italia è una di queste Comunità cristiane, ed è normale che faccia maggiormente fatica a cogliere appieno il passaggio epocale che stiamo vivendo, come è normale che faccia fatica a cogliere l’opportunità rappresentata da questo Papa.

La scelta di mutare linea fatta prima dal Concilio ed ora dai Cardinali nell’ultimo Conclave è stata epocale. Se Papa Francesco propone delle innovazioni non solo sul piano del linguaggio ma anche nell’azione pastorale è perché Lui sa vedere lontano, sa vedere la molteplicità dei problemi che attraversano la società odierna come la fragilità delle famiglie, la rarefazione della fede nei giovani e non solo, il calo delle vocazioni, il profondo egoismo che permea l’uomo di oggi…… . Purtroppo questa esigenza di cambiamento non è ancora pienamente avvertita nella nostra compagine ecclesiastica. Da qui, in definitiva, la tentazione di resistere al pastore venuto «quasi dalla fine del mondo».

                                                                                                                                                                                     Articolo di Luigi Accattoli preso da
                                                                                                                                                                                            Vita Pastorale di Dicembre 2018              

IO STO CON PAPA BERGOGLIO: un attacco maligno

Caro direttore, per quanti si ostinano a non rinunciare ai valori di una società aperta e solidale, ci sono tanti motivi di preoccupazione e di angoscia, che non derivano solamente dalla involuzione della politica, dalla crisi delle democrazie e dal diffondersi tra le persone di un crescente clima di intolleranza e di radicale individualismo. Tutto si lega, in questa fase pericolosa e inquietante della nostra storia, con la sua carenza assoluta di visione di futuro.PapaFrancesco8

Un elemento dirompente si è aggiunto nelle ultime settimane: il salto di qualità dell’attacco a papa Francesco. Personalmente questo attacco lo colgo, in quanto cattolico, come opera ostile alla Divina Provvidenza, che ci ha donato, proprio nel pieno delle temperie di un tempo impazzito, un Papa come Francesco.

Viviamo ormai in uno stato di guerra in cui violenza verbale, calunnie, accuse sembrano aumentare ogni giorno. E’ una guerra che- almeno qui, nelle terre di antica cristianità- non è combattuta da nemici esterni al cristianesimo, bensì da cattolici contro altri cattolici.. Calunnie, pettegolezzi, chiacchiere che vogliono diffamare, colpire e delegittimare che esercita una autorità nella Chiesa. In questa  guerra, lo stesso Papa Francesco è diventato un bersaglio privilegiato. Critiche verso gli ultimi Papi si erano già levate, ma Francesco viene delegittimato, è sospettato di non essere fedele alla Tradizione cattolica, di essere ripiegato sulla mondanità imperante, di annacquare la fede secondo le attese del mondo. Con il pretesto soprattutto dell’esortazione Amoris Laetitia, i suoi critici l’accusano di essere troppo accondiscendente nei confronti dei pecatori, troppo indulgente verso chi sbaglia; il suo insegnamento è finalizzato a diffondere un cristianesimo annacuato e più compiacenteE’ vero che lui dice di essere in pace  e che, da uomo di preghiera quale è, sceglie il silenzio piuttosto che rispondere violentemente alla violenza scatenata contro di lui, ma questa situazione fa soffrire molti cristiani e rischia di scandalizzare.

Il Papa non si difende, ma chiede ai cattolici di vigilare di fronte a questo agire diabolico che vuole provocare divisione, scisma, contrapposizione all’interno della chiesa. Chiede di pregare ma anche di ascoltare il Vangelo che chiede non di nascondere il male, ma di usare misericordia verso chi l’ha commesso. Non chiede di minimizzare azioni delittuose perpetrate da ministri della Chiesa, ma di cercare di impedirne la reiterazione con tutti i mezzi legittimi. Non chiede di castigare i peccatori, ma di aiutarli a ritrovare la dignità umana da loro stessi calpestata. Se “tolleranza zero” volesse dire che non si possono ammettere o nascondere delitti, questo è secondo giustizia; ma se volesse dire “nessuna misericordia verso il peccatore” allora non sarebbero parole cristiane. Eppure noi cristiani conosciamo molto bene il comandamento: non pronunciare falsa testimonianza verso il tuo prossimo. E’ da questa ingiunzione che nasce il dovere di una parola sincera e leale. Tutti conosciamo il rischio della falsità, della maldicenza, del sospetto per averne fatto esperienza nella nostra vita di famiglia o nella vita sociale. Maldicenze e calunnie lasciano sempre delle tracce.

Noi cristiani non dovremmo mai dimenticare che quando pronunciamo una parola su chi ci è fratello o sorella, dovremmo sempre dirla per l’altro e non contro l’altro. In questo senso, può essere addirittura malefico dire la verità se questa impedisce la carità anziché favorirla. Ad esempio, tacere il peccato commesso da un altro e quindi usargli misericordia, non è menzogna ma obbedienza alla verità intesa come fedeltà e misericordia.

            Ma non deve sfuggire il significato e la portata di una strategia che va oltre le questioni interne alla Chiesa e il futuro stesso dei cattolici. Francesco è oggi l’ultimo profeta che ci indica valori universali, che ci richiama a un “nuovo umanesimo” capace di salvare la dignità delle persone e delle comunità sia rispetto alla forza pervasiva dei mercati e delle tecnologie, sia rispetto al riemergere delle chiusure egoistiche e dei “muri” di ogni genere. Alcuni vorrebbero toglierci proprio questo simbolo di una speranza di nuova umanità. Ed ecclesiastici infedeli, pezzi di Chiesa riottosi al cambiamento e gruppi settari, utilizzano ogni cosa – compreso lo scandalo pedofilia – per gettare fango sulla persona del Papa. Il dossier dell’ex nunzio Viganò e le ripetute, inquietanti interviste rilasciate dal cardinale Burke sono aspre manifestazioni di queste manovre che non si sviluppano solo nella Chiesa. A ciò si aggiungono, infatti, le ricorrenti iniziative ostili di molti ambienti non ecclesiali, che stanno da tempo scatenando una campagna di denigrazione e di delegittimazione verso il Papa.

Non è solo, dunque, il rifiuto di una fazione rumorosa e anti conciliare della Chiesa ad accettare la sfida pastorale di papa Francesco sulle delicate e complicate questioni poste dal mondo di oggi. Non è solo il tentativo di affermare l’idea di una Chiesa che non si apre con carità alle novità del suo tempo « che invece vuole rifugiarsi nel fortino assediato del proprio “potere”. No. Dietro e dentro questi attacchi al Papa c’è la voglia di togliere di mezzo il profeta di una idea del mondo che parla col Vangelo in mano e non rinuncia ai valori della umanità e della solidarietà.

Come cattolici dobbiamo, dunque, pregare per Francesco « testimoniare vicinanza e sostegno al successore di Pietro. A tutti i livelli e con tutti gli strumenti disponibili. Come cittadini dobbiamo operare affinché la sua profezia per un “nuovo umanesimo” non cada nel vuoto dell’indifferenza e della viltà, ma si traduca in nuova coscienza e nuovo impegno in tutti gli ambiti della vita sociale, politica compresa.

 

 

Santi come i Pokemon?

Chi sono i santi del calendario?  Sono persone come noi o superiori a noi,

cioè esseri speciali come i Pokemon? Perché accendiamo una candelina

davanti alla loro statua?

  • Simone ha raccolto in un album le figurine dei suoi supereroi preferiti: i Pokemon, i Gormiti, Benten e Dragonbol, tutti personaggi muniti di superpoteri! Possono trasformarsi, evolversi, combattono e vincono ogni nemico. Qualche volta Simone sogna di essere come loro o almeno di averli come amici pronti ad aiutarlo e a fare tutto ciò che desidera.

Supereroi anche i santi?

  • Ieri Simone è uscito con la nonna per andare al supermercato. Lungo la strada sono entrati un momento in chiesa perché la nonna voleva accendere una candela davanti alla statua di sant’Antonio. Simone guarda incuriosito la statua del santo davanti a cui brillano tante candele. In altre parti della chiesa ci sono statue e immagini di altri santi e anche davanti a essi brillano le candele accese dai devoti. Simone è curioso: perché la gente si rivolge ai santi per chiedere aiuto? Sono anche loro supereroi? Sabato lo chiederà alla sua catechista.

La risposta della catechista 

  • No, caro Simone, i santi non sono super eroi! La loro forza non sta nei loro superpoteri! L’unica cosa super che hanno avuto è la fiducia in Dio e il grande amore per gli altri, soprattutto per i più bisognosi.La Chiesa li ha dichiarati «santi» perché rispecchiano nel mondo la santità di Dio: sono trasmettitori della sua luce. Chi prega un santo, come tu e la nonna che avete acceso una candela di fronte alla statua di sant’Antonio di Padova, vuole sentire nel cuore un po’ della sua fede e della sua bontà per sapersi comportare come un vero discepolo di Gesù. Questo è il miracolo più grande che un santo può fare per noi: farci capire che possiamo essere veramente felici solo se ci facciamo guidare dallo Spirito di Gesù, proprio come ha fatto ciascuno di loro durante la sua vita.

Anche papa Benedetto lo ha detto nell’omelia durante la Messa per la festa di Tutti i Santi: «Essere santo significa: vivere nella vicinanza con Dio, vivere nella sua famiglia. Ma come possiamo divenire santi, amici di Dio? Per essere santi non occorre compiere azioni e opere straordinarie, né possedere doti eccezionali. Ma è necessario innanzitutto ascoltare Gesù e poi seguirlo senza perdersi d’animo davanti alle difficoltà».

 

Perché nella Messa si ricorda il nome di uno o più defunti?

E’ vero: ogni giorno nella celebrazione dell’Eucaristia viene fatta memoria dei «fratelli che si sono addormentati nella speranza della resurrezione e di tutti i defunti che si affidano alla misericordia di Dio».

Questo culto dei defunti, radicato nella certezza della Resurrezione del Signore e nostra, professate nel simbolo della fede ogni domenica, è direttamente testimoniato fin dalla metà del secolo II. L’uso di nominare il defunto o i defunti nella preghiera eucaristica lo troviamo sicuramente nel vescovo Cipriano di Cartagine (secolo III). Il defunto era ricordato nominalmente per la prima volta nella celebrazione eucaristica per la sua dormizione.

Ben presto i nomi dei defunti si scrissero su tavolette (dittici) in cui si elencavano quelli che una Chiesa voleva e doveva ricordare nella celebrazione: queste tavolette erano lette dal diacono, all’inizio della parte eucaristica, forse prima della preparazione dei Santi Doni dopo la lettura dei dittici dei viventi, anche questi ricordati per diversi motivi dalla comunità. Da ciò risulta evidente che fin dall’antichità la celebrazione eucaristica era l’evento grazie al quale si ricordavano come veramente presenti i fratelli, che di certo erano uniti alla comunità in forza della comunione dei Santi. Il nominarli ad alta voce li rendeva presenti e vivi nell’azione comunitaria.

L’uso è sicuramente durato fino al secolo X e forse anche oltre: questo era costante nelle celebrazioni feriali, ma la domenica e nelle festività i dittici non erano letti. Celebrare il Mistero della Resurrezione del Signore inglobava di per sé tutti gli altri ricordi, proiettando la comunità tutta verso la resurrezione finale.

Dopo il secolo X il numero dei defunti era assai elevato, quindi se ne nominavano alcuni e si aggiungevano subito delle formule, che alludessero alla loro totalità. Cosi testimonia il ricordo dei defunti nel canone romano: Ricordali anche, Signore, dei tuoi servi e delle tue serve (qui il. diacono leggeva alcuni nomi dei dittici), che ci hanno preceduto nel segno della fede e dormono il sonno della pace. E immediatamente si aggiungeva: Per loro, Signore, e per tutti quelli che riposano in Cristo, affinché Tu sia indulgente; supplichiamo un luogo di refrigerio, di luce, e di pace.

La formula come la conosciamo attualmente nel canone romano non è originaria. Le testimonianze più antiche non la contengono e la ritroviamo nelle contaminazioni dei sacramentari romani nella Gallia. Comunque essa riporta una antica e positiva teologia sulla dormizione dei fratelli in Cristo. Affermo questo perché dalle testimonianze antiche sappiamo che non erano nominati coloro che per eresia o per altre motivazioni non erano morti in comunione con la Chiesa, quindi non dovevano essere ricordati. A questo proposito si tenga presente che nell’originaria preghiera eucaristica di Ippolito è assente il ricordo dei defunti. Soltanto la riforma di Paolo VI farà ricordare tutti coloro che sono dormienti, anche quelli non battezzati. Indico almeno due espressioni: defunti (prece eucaristica II°) e giusti ( prece eucaristica III°). Oggi diversamente dal primo millennio non si ricordano più i nomi nel momento in cui si prega per i fedeli e non-fedeli defunti. È possibile farlo nella messa esequiale o in qualche particolare occasione con i formulari per questo inseriti. C’è semplicemente da domandarsi se questo sia corretto. Da alcune conferenze episcopali regionali si dice di nominarli nella preghiera dei fedeli o altrove; nonostante che il luogo ideale sia nel ricordo che la Chiesa tutta fa nella preghiera eucaristica.

I problemi reali sorsero nel secolo X quando oltre alle ordinarie celebrazioni per i defunti (terzo, settimo e trentesimo giorno dalla morte ed anche nella celebrazione anniversaria) e al ricordo quotidiano si cominciarono a celebrare messe per defunti particolari dietro richiesta dei parenti, con l’aggiunta di uno «stipendio», un’offerta per la celebrazione. Di abusi ne furono commessi tanti e i Vescovi delle Chiese dovettero spesso intervenire anche all’interno dei monasteri, dove erano stati ordinati tutti i monaci (di per sé laici) per la celebrazione delle messe dei defunti. All’interno del monastero si impose di non celebrare più di cento messe al giorno per lo stesso defunto. Tutto questo esprime un nuovo modo di intendere la celebrazione eucaristica e la stessa realtà della morte.

La celebrazione delle messe da morto fu una vera speculatone economica, ben riscontrabile nello studio della storia della liturgia. Lo stesso concilio di Trento dovette intervenire per evitare gli abusi continui, mantenendo un unico abuso che lentamente scomparve nella ritualità della Chiesa occidentale L’Oriente non ha avuto problemi similari.

Un po’ di storia, sia degli aspetti positivi sia di quelli negativi, era importante per giungere ad una risposta, che forse va al di là della stessa domanda.

Sicuramente ogni giorno nella celebrazione eucaristica ognuno può e deve ricordare i suoi morti, perché l’Eucaristia resta il permanente legame con loro. Ma, credo, secondo la tradizione delle Chiese, che sia giusto «nominare» anche i fratelli defunti. Il ricordo diretto fatto dal presbitero nella celebrazione è ricordo pienamente ecclesiale dei fratelli che ci hanno preceduto nella fede, secondo l’antichissima tradizione dei dittici.

Credo sia doveroso aggiungere anche un’altra osservazione per essere ancora più completi. Troppo spesso si sente ancora dire: «Oggi la messa è mia» e questo per lo stipendio/offerta lasciata. La celebrazione eucaristica, che pur nomina vivi e defunti secondo la tradizione, abbraccia tutta quanta la comunità ecclesiale, con le intenzioni di tutti e ricorda indifferentemente tutti e tutte; perché essa è il Mistero della salvezza che in Cristo è ancora attuale per tutti. Ho detto che per l’Oriente il problema non si è posto e non si pone come è facilmente comprensibile dalla annotazione rituale della preghiera eucaristica di Giovanni Crisostomo che sostiene: «Il celebrante ricorda quelli che vuole». Dunque, il «nominare» è molto importante al di là di qualsiasi «stipendio» e anche senza questo.

 

© “La casa è il luogo dove c’è qualcuno che cerca di comprenderti”